
In occasione del 30° anniversario, il museo ospita da gennaio un nuovo allestimento della collezione permanente, che vede oggi nuovamente esposta la Boîte en-valise, creato per Peggy nel 1941 da Marcel Duchamp, insieme alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico e dipinti di Sironi, al fine di creare un intenso dialogo tra i due movimenti avanguardisti che andarono oltre l’apparenza fisica della realtà. Inoltre sono stati messi in evidenza artisti meno noti al grande pubblico, da Humphrey Jennings, regista e tra i primi ad abbracciare il Surrealismo in Inghilterra, a Bice Lazzari, pittrice veneziana dell’avanguardia. Esposte anche due opere di André Masson che, agli inizi degli anni venti introdusse Miró all’opera di Klee e, una volta trasferitosi a New York negli anni quaranta, ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione dei concetti e delle tecniche surrealisti tra i giovani artisti d’oltreoceano. Victor Brauner, pittore rumeno amico di Peggy, è presente con diverse opere, tra cui un autoritratto allegorico, Il Surrealista, in cui si raffigura travestito dal Giocoliere dei tarocchi, e Téléventré, opera che fa riferimento ad un testo ‘patafisico’ di Alfred Jarry. Dopo lunga assenza, è ritornata anche Testa e conchiglia di Jean Arp, in assoluto il primo acquisto della collezionista americana, del 1933, accanto alle opere dei britannici Henry Moore, Alan Davie e Ben Nicholson.

Marcel Duchamp, Boîte en-valise, 1941; Giorgio de Chirico, Il pomeriggio soave, 1916, La nostalgia del poeta, 1914, La torre rossa, 1913. foto Andrea Sarti/CAST1466
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